CAMBIO MESTIERE E MI FACCIO UN OASI di Ercole Ciaglia


Chi ama  gli animali ha spesso un sogno: un pezzo di terra con una casetta ed un rifugio per i cani ed i gatti abbandonati in attesa di essere affidati.

Molto spesso questa passione si trasforma in un impresa fallimentare per le persone e per gli animali; si incomincia con qualche cane e si finisce con qualche centinaio improvvisando rifugi non a norma, senza controllo sanitario ed anche senza il cibo perché i mezzi propri sono finiti; di questi lager d’amore ne esistono oltre un migliaio .

Se invece si vuole  correggere questa tendenza necessita impegnarsi, come in tutte le attività, con professionalità ed imprenditorialità ed allora si può trovare anche un ritorno finanziario alla propria passione.

Sta nascendo in Italia un network di piccole strutture modulari che con un investimento di circa € 220.000, copertura fotovoltaica compresa mutuabili in quindici anni, su un area agricola di soli 1.000 mq permette di avere una costruzione a norma per 30 cani ed una sola persona od una coppia la può gestire da solo traendone un utile superiore al classico stipendio medio.

Il concetto della modularità permette di affiancarne più di una fino a creare un villaggio.

Ma se l’iniziativa può essere interessante è giusto parlare anche delle problematiche di gestione che non devono essere sottovalutate.

Condurre un Canile, o meglio un OASI di recupero antirandagismo, oltre al rispetto delle normative vigenti, ed alle strutture (tipiche) di un Canile, obbligatorie ed imposte dall’ A.S.L. di competenza, necessita una capacità professionale a 360 gradi e doti di comunicazione con gli animali.

Esistono norme statali ben precise da rispettare e regionali; ci si attende pertanto dagli operatori una svolta epocale, sia per le condizioni etologiche, sia per quelle salutistiche; non è più possible tollerare che alcuni operatori speculino e che i Comuni facciano gare al ribasso per le convenzioni.

All’interno di ogni struttura, nell’infermeria, dovrebbe funzionare un centro di sterilizzazioni, con degenza, a disposizione dei Veterinari del A.S.L., fondamentale per una politica seria di lotta al randagismo, lotta che ogni Comune, dovrebbe intraprendere in ottemperanza alla L.281/91;  una sezione climatizzata per le degenze ed una per le quarantene; necessita anche un dispensario, un locale preparazione cibo, uno per lo smaltimento rifiuti ed una per la toelettatura; l’impianto fognario deve essere dotato di depuratore prima dell’allacciamento alla rete fognaria.

Da non dimenticare l’unità frigorifera per gli animali deceduti ed un generatore autonomo.

In Svizzera e Germania si può dare in affidamento un cane solo se è microchippato e sterilizzato, ed abbia eseguito esami per la filaria e sia in regola con le vaccinazioni, specie l’antirabica.

Le problematiche che si riscontrano nella gestione di un canile, sono diverse per ogni struttura, in quanto ubicazione, dimensioni, operatori ed animali ospitati possono generare interrelazioni conflittuali difficilmente stabili.

Il Responsabile, è importante, e deve essere sempre presente per organizzare e indirizzare Operatori e Volontari efficientemente a seconda delle esigenze del caso.

Le strutture devono essere organizzate in modo da consentire agli addetti di muoversi agevolmente per svolgere le operazioni quotidiane e di lavorare in maniera propedeutica ed ergonomica.

Anche la sicurezza degli Operatori deve essere posta in primo piano; succede spesso, più di quanto si pensi, che un cane, normalmente tranquillo possa anche aggredire un Operatore senza apparente ragione; questo succede in modo particolare quando l’animale vive in spazi ridotti ed è spinto in un angolo per le operazioni di routine.

Tutte le strutture devono essere sovradimensionate e collegate tra loro con pensiline coperte e percorsi pedonali pavimentati con antisdruciolo.

Le gabbie (parola orribile) devono essere suddivise in 4 aree: dispensa vitto, riposo notturno, spazio coperto diurno ed area di sgambamento lineare e non circolare individuale.

Ogni animale, di taglia grande, dovrebbe disporre di almeno 25 mq.; solo in caso d’emergenza  se ne possono mettere due, mentre si può utilizzare la stessa unità per 3 animali di taglia media o 4 di taglia piccola.

Certamente sarebbe più efficiente abbinare gli animali, ma è una politica che difficilmente poi permetterebbe l’affido; di contro essendo il cane un animale che dovrebbe vivere in branco, i soggetti che vivono associati dimostrano un miglior adattamento.

Importanti sono le operazioni quotidiane di pulizia e disinfestazione; l’utilizzo di prodotti idonei, e dall’azione diversificata; la divisione delle aree di intervento degli Operatori e l’utilizzo di calzari.

La struttura deve funzionare perfettamente sia nei periodi estivi (con problemi di surriscaldamento) sia nel periodo invernale (con problemi di pioggia e gelo ) e deve essere sempre aperta tutto anno.

Per disciplinare l’accesso del pubblico e dei Volontari è bene che vengano esposti degli orari a cui attenersi.

Non servono tanti Volontari, meglio però averne disponibili un numero maggiore del necessario, ma spazi adeguati per una movimentazione, nel rispetto del benessere etologico del animale, con percorsi guidati per il pubblico.

L’obbiettivo principale dell’Oasi è il recupero: deve essere primario il benessere degli animali ospitati; la rieducazione con i cospecifici, ma soprattutto una rieducazine comportamentale con l’uomo per una facile adozione come obbiettivo finale.

Se si vuole impostare una buona gestione, sapendo coniugare la conoscenza dell’animale e del suo comportamento, sia singolarmente, sia in branco, la struttura non dovrebbe poter contenere un grosso numero di ospiti (un numero adeguato è inferiore a 60 esemplari), ma aree verdi piantumate in cui piante e alberi prevalgano sul costruito, per facilitare le pulizie ed disinfestazioni e poter disporre di vari spazi da dedicarsi a funzioni specifiche.

Basilare è disporre di istruttori comportamentali in grado di gestire il reingesso dell’animale, spesso traumatizzato, in una famiglia, ma è ancor più importante che, anche chi vuol adottare un cane, abbia conoscenze etologiche e familiarizzi, in apposite aree, con l’adottando.

Si può così evitare il ritorno dei soggetti in canile e di contro si può valutare come l’affidante interagirà con l’animale, prima di consegnarglielo.

Anche la burocrazia deve essere espletata con diligenza: cartelle individuali con documenti e scheda sanitaria, registro di carico e scarico, non solo delle merci e delle sostanze da smaltire, ma anche degli ospiti; programmazione delle visite sanitarie, promozioni per gli affidi, ecc. ecc.

Le Oasi devono essere luoghi di sinergia tra la Cittadinanza d’ogni età e la Campagna, dove poter realizzare incontri ed iniziative di carattere ricreativo, culturale, cinofilo, sociale, agricolo e sportive, dove passare piacevoli momenti di relax nel rispetto dell’Ambiente e di tutti gli esseri viventi.

Una buona interrelazione tra visitatori e personale di servizio favorisce gli affidi poiché il privato si sente coadiuvato da esperti che non speculeranno in un impresa non solo d’adozione, ma di gestione del loro cane.

 Per maggiori informazioni, progetto e businessplan contattare  3482743439 oppure scrivere  ciaglia@tiscalinet.it

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