GIOVANI INDIGNATI di Ferruccio Grechi


Riflessioni di un uomo libero non condizionato da media e talk show

Il movimento spagnolo degli indignati, che si sta diffondendo a macchia d’olio, rappresenta la punta dell’iceberg dello scontento e frustrazione giovanile e degli under quarantenni.

Di certo il capitalismo aggressivo, i cartelli bancari, le multinazionali alla ricerca di mano d’opera a basso costo ed una classe politica basata sul tira a campare, sui bizantinismi per accontentare un po’ tutti e sulla corruzione unitamente ad una società egoistica, prevaricatrice che pretende solo  diritti hanno creato un sistema sociale a rischio esplosione in cui essere furbi diventa un merito.

Il vero perno di una società sana ed operosa era ed è la famiglia; si nasce da un unione; i primi anni di vita formano il futuro carattere; ci si allontana progressivamente da essa con l’avanzare degli studi e solo un legame di affetto e stima dei genitori può impedire deviazioni e false illusioni; si affrontano i primi amori ed il desiderio di una unione per  affrontare insieme la ricerca di un minimo d’agiatezza basato sul lavoro perché il ciclo possa ricominciare.

Teoricamente le Istituzioni, i percorsi di studio, gli stages dovrebbero coadiuvare i genitori a permettere alle nuove generazioni di maturare nei tempi giusti e di assumere gradatamente responsabilità e professionalità.

Dalla metà dello scorso secolo si è assistito al disfacimento: dal dopoguerra i padri hanno pensato a se stessi ed ai loro egoismi più che alla famiglia convinti che  dispensando denaro e studi si fosse esaurito il proprio dovere; le madri, spesso con una cultura inferiore a quella dei figli, hanno delegato all’istruzione pubblica anche gli insegnamenti morali; i giovani, in una crescente richiesta di libertà ed autonomia, hanno desiderato una indipendenza anche di abitazione; le ragazze per le stesse motivazioni hanno preteso parità di diritti e di libera unione.

Allora i giovani si vestivano con jeans e giubbotti neri e diversi film ne hanno interpretato la ribellione.

Già alla fine degli anni sessanta, dopo solo un ventennio, si è profilata la resa dei conti: il consumismo richiedeva maggiori possibilità economiche rispetto al reddito da lavoro; l’insofferenza alla disciplina ed all’ordine chiedevano sempre più libertà ed autonomia; avere un titolo di studio, che già incominciava ad essere inflazionato rispetto alla domanda ed all’offerta, non assicurava un futuro; la decentralizzazione delle famiglie ed il lavoro di entrambi i genitori, oltre ai maggiori costi, richiedeva sempre di più l’intervento del welfare per gli adolescenti, gli anziani ed i malati.

I giovani si sono identificati nei figli dei fiori; canti, adunate, libero amore e droga per vivere un mondo diverso.

Le Istituzioni, tra una crisi e l’altra, cercavano di rabberciare gli strappi che via via si allargavano in un tessuto sociale sfilacciato tessendo una tela di Penelope che non rispondeva alle mutate esigenze.

Le tensioni internazionali e la globalizzazione  hanno reso sempre meno libere le decisioni del Governo di ogni singolo paese a governarsi ed autotutelarsi.

Nel trentennio per arrivare a fine secolo assistiamo al peggioramento ed impoverimento dell’istituzione familiare che, senza binari e guide, si è auto costruita un proprio modello di sopravvivenza rinunciando sempre di più a se stessi a favore degli adolescenti, che crescono senza guida, a cui viene permesso e dato tutto: anche la maleducazione, la sciatteria ed il cialtronismo ed un istruzione nozionistica che sfocia in specializzazioni senza una visione di insieme e di sillogismo.

Essendo aumentato il livello d’istruzione e di necessità finanziarie per divertirsi, vengono tralasciate occupazioni manuali ed artigianali o di scarso livello sociale delegandole agli immigrati che, come tanti nostri avi, emigrano alla ricerca della sopravvivenza e per permettere ai loro figli un destino migliore.

Si arriva così al paradosso che un laureato venga retribuito € 2,50/ora per un precariato di callcenter ed una collaboratrice domestica straniera prenda € 9/ora;  che un operatore ecologico (il vecchio spazzino) abbia una retribuzione anche superiore ad un impiegato ed un laureato.

La vecchia e nuova ricerca di un posto fisso che garantisca lo stipendio ed una pensione diventa sempre più un sogno chimerico, anche perché troppo spesso chi aveva questa certezza ne abusava ampiamente.

Oggi i giovani si riconoscono negli indignati e pretendono che lo Stato garantisca: lavoro, casa, studi, emergenze, welfare, ma con quali mezzi se siamo già supertassi e per quali meriti: solo perché qualcuno ci ha messo alla mondo?

Forse è ora che ritorniamo a formare famiglie allargate plurireddito affinché anziani e giovani possano aiutarsi a vicenda e non tornare nella casa dei genitori perché non si ha altra alternativa, e che ognuno diventi imprenditore di se stesso, come alcuni hanno già dimostrato  che è possibile fare, anziché piangersi addosso.

Ma questi  sono altri capitoli.

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