SPENDING REVIEW di Ferruccio Grechi

Perché non tagliare dove bisogna tagliare?
A parte il costo delle Istituzioni, Chiesa e Sindacati governano imperi a spese del solito parco buoi dei servi della gleba
“Che questo Governo puntasse alla macelleria sociale lo si era capito sin da subito, ma francamente ritengo che ora si sia passato il segno……. Ogni giorno è sempre più evidente – conclude l’On. Scilipoti- che il Presidente del Consiglio ha un concetto tutto suo di equità e di quelle che siano le esigenze di un Paese e, certamente, le sue idee non si sposano con quello che gli italiani ritengono prioritario, dato che ormai, non c’è una sola categoria dagli imprenditori ai lavoratori che non stia protestando contro le decisione assurde di questo Esecutivo “.
Personalmente non mi piace questo onorevole che cavalca a spron battuto il malcontento, come altri suoi colleghi, per puro interesse personale, ma ho citato le sue frasi per evidenziare il lavoro del nostro Governo.
Ho perso diverse ore a sentire interviste e conferenze stampa di persone che lo rappresentano impacciate e non chiare per illustrare un programma di tagli alla spesa pubblica, e se pur posso comprendere il loro agire, mi sono posto alcune domande le cui risposte le ho trovate in pochi minuti di ricerca su internet.
Che dalla fondazione del Regno d’Italia ad oggi una classe politica incompetente ci abbia portati da una frustrazione all’altra
provvedendo solo a garantirsi un potere economico continuato nel tempo è lapalissiano, così come è lapalissiano che Lobbies ed Ordini Professionali oltre a Banche, Assicurazioni, ed altri settori come il Farmaceutico, il Petrolchimico, l’Energia, ecc. ecc. si siano garantiti nel tempo privilegi anticostituzionali; ed è altrettanto evidente che nessun Governo pensi di affrontare seriamente quella che definirei “una rivoluzione culturale” abolendo costituzionalmente ogni privilegio e riducendo drasticamente il settore dell’impiego pubblico all’indispensabile.
Ci sono però altri due nodi che devono essere affrontati urgentemente: CHIESA e SINDACATI
Riporto solo, brevemente, alcune cifre e concetti ripresi da una veloce ricerca in internet a cui rimando i lettori qualora vogliano approfondire :
CHIESA tratto da: sidiroma.blogspot.com/2012/06/quanto-costa-allo-stato-il.html 20 giu 2012
Non si tratta, infatti, di autofinanziamento, come si tentò di far credere in un primo momento, ma di autentico finanziamento diretto da parte dello Stato che copre non solo le spese del sostentamento dei parroci, come ai tempi della congrua, ma l’intera attività della Chiesa cattolica
Dal 1989 sono stati erogati in tutto 9.408 miliardi, invece dei 4.060 se fosse restato in vigore il vecchio sistema, nel 2000 saranno 10.958 con la media annua di 1.000 miliardi.
Una seconda forma di finanziamento è costituita dal diritto, riconosciuto ai contribuenti, alla deduzione fiscale È difficile calcolare il lucro cessante per lo Stato, ma si può ipotizzare che si aggiri intorno ai 15 miliardi l’anno.
Al finanziamento diretto alla Cei, si aggiungono altre forme di finanziamento che, seppure indirette, costituiscono pur sempre un onere per le pubbliche finanze in primo luogo gli stipendi dei ministri di culto (insegnanti di religione cattolica nelle scuole e cappellani nelle caserme, nelle carceri e negli ospedali) impegnati per motivi pastorali in strutture pubbliche.
Gli insegnanti di religione cattolica nelle scuole pubbliche costano circa mille miliardi l’anno.
È anche difficile, se non impossibile, valutare le somme che lo Stato non incassa per gli usi illegittimi delle forme di esenzione fiscale garantite alle attività e alle strutture destinate al culto. Queste, equiparate con la legge 121/85 alle attività culturali e assistenziali, godono di un particolare regime fiscale, esenzione dall’IVA e dall’imposta sui terreni.
Va aggiunto il regime speciale di esenzione dall’Invim degli atti di compra-vendita di immobili di proprietà ecclesiastica trattandosi di 16.500 istituti religiosi, 27.000 parrocchie e 16.000 enti di varia natura
Possiamo aggiungere all’elenco la parte dei finanziamenti alle scuole private confessionali, Si tratta della parte assolutamente maggioritaria dei 550 miliardi in essa stanziati per le scuole private dell’infanzia e per le scuole elementari. Per la media restano ancora fuori legge 10 miliardi pronti a moltiplicarsi legittimamente non appena le scuole confessionali cominceranno a chiedere e ad ottenere di diventare paritarie
SINDACATI
(di Giacomo Susca - 15 maggio 2012)
Pagati per non lavorare, sette giorni su sette, 365 giorni all’anno. Fortunati che hanno sbancato un «turista per sempre»? No, più di 4.500 dipendenti pubblici per i quali il Paese di Bengodi non è un luogo immaginario, ma la nostra Italia
La stessa assediata dalla crisi, con le aziende costrette a chiudere, dei posti di lavoro tagliati e degli imprenditori suicidi. A certificarlo è la relazione della Corte dei conti, che ha calcolato il costo dei permessi sindacali nel 2010: 151 milioni di euro. Tranquilli paga Pantalone, cioè noi.
(Post n°57 pubblicato il 30 Agosto 2011 da indignati_2011)
Con leggi e leggine si sono ritagliati privilegi su privilegi. Una norma qui, un articolo là e tutto s’incastra al punto giusto. I sindacati dovrebbero tutelare i lavoratori, ma in realtà sono, come ha intitolato un suo libro il giornalista dell’ Espresso Stefano Livadiotti, l’altra casta.
Una nomenklatura che spesso si sovrappone e si confonde con quella ospitata sui banchi di Palazzo Madama e Montecitorio.
Nella scorsa legislatura 53 deputati e 27 senatori, per un totale di 80 parlamentari, provenivano dalla Triplice. Secondo Livadiotti costituiscono il terzo gruppo parlamentare, insomma formano una lobby agguerrita quanto se non più di quella degli avvocati.
E nel tempo hanno strutturato un sistema di potere studiato fin nei dettagli.Non che non abbiano meriti storici importantissimi nell’affrancamento di milioni di italiani, ma col tempo i sindacati hanno cambiato pelle. E anima. Basti dire che i rappresentanti dei lavoratori hanno un patrimonio immobiliare immenso, ma non pagano un euro di Ici.
Si fa un gran parlare di questi tempi delle sanzioni di cui gode la Chiesa cattolica ma i sindacati non versano un centesimo. Altro che santa evasione.
Il lucchetto è stato fabbricato col decreto legislativo numero 504 del 30 dicembre 1992, in pieno governo Amato. Con quella trovata, i beni sono stati messi in sicurezza: lo Stato non può chiedere un centesimo. Peccato, perché non si tratterebbe di spiccioli. Per capirci la Cgil dice di avere 3mila sedi in giro per l’Italia.
È una sorta di autocertificazione perché, altra prerogativa ad personam , i sindacati non sono tenuti a presentare i loro bilanci consolidati. Sfuggono ad un’accurata radiografia e non offrono trasparenza, una merce che invece richiedono puntigliosamente agli imprenditori. Dunque, la Cgil dispone di un albero con 3mila foglie ma la Cisl fa anche meglio: 5mila sedi.
Uno sproposito. E la Uil, per quel che se ne sa, ha concentrato le sue proprietà nella pancia di una spa, la Labour Uil, che possiede immobili per 35 milioni di euro. Lo Stato che passa al pettine le ricchezze dei contribuenti non osa avvicinarsi a questi beni.
Il motivo? La legge equipara i sindacati, e in verità pure i partiti, alle Onlus, le organizzazioni non lucrative di utilità sociale.
Dunque la Triplice sta sullo stesso piano degli enti che raccolgono fondi contro questa o quella malattia e s’impegnano per qualche nobile causa sociale. Insomma, niente tasse e mappe sfuocate perché in questa materia gli obblighi non esistono. E però lo Stato ha alzato un altro ponte levatoio collegando il passato al presente con un balzo vertiginoso. Risultato: le principali sigle hanno ereditato le sedi dei sindacati di epoca fascista. Gli immobili del Ventennio sono stati assegnati a Cgil, Cisl Uil, Cisnal (l’attuale Ugl) e Cida (Confederazione dei dirigenti d’azienda). Senza tasse, va da sé, come indica un’altra norma: la 902 del 1977. Leggi e leggine.
Così un testo ad hoc, questa volta del 1991, permette alle associazioni riconosciute dal Cnel di poter creare i centri di assistenza fiscale. I mitici Caf. Qui i lavoratori ricevono assistenza prima di compilare la dichiarazione dei redditi. Attenzione: la consulenza è gratuita perché, ancora una volta, è lo Stato a metterci la faccia e ad allungare la mano. Per ogni pratica compilata lo Stato versa un compenso.
È un business che vale (secondo dati del 2007) 330 milioni di euro. Soldi e un trattamento di lusso. Altro capitolo, altro scivolo, altro privilegio: quello dei patronati. Ogni sindacato ha il suo.
Il motivo? Tutelare i cittadini nel rapporto con gli enti previdenziali. Come i Caf, ma sul versante pensionati. Questa volta la legge è la 152 del 2001. Lo Stato assegna ai patronati lo 0,226 dei contributi obbligatori incassati dall’Inps, dall’Inpdap e dall’Inail. Altri trecento e passa milioni che servono per far cassa.
E per tenere in piedi la baracca. Le stime, in assenza di bilanci, sono approssimative ma i sindacati mantengono un apparato di prima grandezza e hanno circa 20mila dipendenti.
Sono i numeri di una multinazionale che però si comporta come un’aziendina con meno di 15 dipendenti. Altrove, vedi lo Statuto dei lavoratori, le tute blu sono tutelate tant’è che Berlusconi a suo tempo aveva provato, invano, ad aprire una breccia proponendo la cancellazione dell’articolo 18. Ma dalle parti della Triplice valgono altre regole, diciamo così, più liberal o, se si vuole, meno restrittive.
Un’altra leggina, questa volta del 1990, offre a Cgil, Cisl, Uil la possibilità di mandare a casa i dipendenti senza tante questioni. Insomma, è la libertà di licenziamento. Una bestemmia per generazioni di «difensori» degli operai, dei contadini e degli impiegati.
Ma non nel sancta sanctorum dei diritti. Due pesi e due misure. Come sempre. O almeno spesso.
Per non smarrire le ragioni degli ultimi si sono trasformati nei primi. Creando appunto un’altra casta.
Ora, la Cgil di Susanna Camusso proclama lo sciopero generale e chiama a raccolta milioni di uomini e donne. Un appello, legittimo, ci mancherebbe. Ma per una volta i sindacati farebbero bene a guardarsi allo specchio.
I bilanci dei sindacati
online.cisl.it/e-book/I09B50347.0/ibilancideisindacati.pdf
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” oltre alla riscossione dei tesseramenti i sindacati, come riportato da diversi e noti quotidiani, quali il Giornale del 12 luglio 1996 o Panorama del 18 luglio 1996, incassano dallo Stato 350 miliardi di lire per i patronati nonché si servono di un ente pubblico, quale l’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps) per riscuotere le quote di adesione anche dai pensionati e dai lavoratori autonomi. Ovviamente la parte del leone la fanno Cgil, Cisl e Uil, che riscuotono ogni anno contributi superiori a 2 mila miliardi di lire, tra tesseramenti, attività di servizi e contributi vari “.



