ALTRI 100 ANIMALI SACRIFICATI PER LA DEMENZA DELLE ISTITUZIONI di Ferruccio Grechi


Anche oggi ritengo inutile commentare  con le mie parole notizie apprese da terzi, pertanto trascrivo letteralmente 3 articoli della rete

12 luglio 2011 by 

Quello intrapreso dalla Provincia di Barletta Andria Trani sulla questione dell’abbattimento dei dainidell’azienda agricola Papparicotta, più che un “lungo percorso” pare essere una via crucis con tanto di sacrificio finale. L’ Assessore provinciale alle Politiche Agricole e Forestali Domenico Campana sembra determinato a difendere la determina dirigenziale con la quale si decide l’uccisione dei 100 daini.

Non è chiaro, però, come mai un’azienda agricola pubblica, di proprietà della provincia, allevi daini alloctoni, non autoctoni; e su questo l’Assessore deve delle spiegazioni. Così come non è chiaro se quel centinaio di daini, che si è deciso di sacrificare, sono solo una parte dei daini presenti nell’azienda agricola, e con questa azione si tende a diminuire il numero dei capi, o se rappresenta l’intera popolazione di daini allevati.
Tuttavia bisogna riflettere su quello che è il ruolo della Provincia in questa storia. La Provincia controlla l’azienda agricola che alleva i daini e della vita di quei daini è responsabile. Gestire un allevamento presuppone anche il controllo delle nascite di nuovi individui. Insomma non si possono mettere al mondo degli esseri viventi e poi eliminarli quando diventano un peso. Essere responsabili e tutori degli animali comporta anche prendersene cura e mantenerli.
Non ci si può aspettare tanto da un sistema, ormai alla deriva, che mercifica ogni cosa, le relazioni, gli animali; da una società del consumo che ci abitua a buttare via quello che non serve più, quello che diventa un problema. Ed è questo l’atteggiamento che le istituzioni provinciali stanno adottando per risolvere il “problema” dei daini: abbatterli, ucciderli, eliminarli, sbarazzarsene. Come si farebbe con un paio di scarpe vecchie, con cinismo, brutalità.
La determina dirigenziale adottata non solo dimostra la pochezza delle istituzioni provinciali ma anche quanto sia limitata e contraddittoria la legge. Un corpo giuridico che prevede il reato di maltrattamento di animali, che considera i sindaci responsabili e tutori degli animali presenti sul territorio comunale, che punisce l’abbandono e la detenzione di animali, permette, altresì, l’abbattimento di animali che, in quanto di una specie non autoctona, non possono essere introdotti nei parchi.
Questi 100 daini, nei progetti istituzionali, diverranno vittime sacrificali per la divinità che tutto può rendere lecito e legittimo in questa società “pagana”: la legge. Un sacrificio che farebbe rabbrividire il più malvagio dei satanisti, che al massimo farebbe fuori un gatto nero. Ma se la legge lo permette, si può fare.
Abbiamo però perso quel briciolo di buon senso che dovrebbe aiutarci a rispettare gli esseri viventi e a cercare un’altra soluzione, una qualsiasi altra soluzione, all’uccisione. Questa no, non può essere la decisione di una società civile, neanche se la legge lo permette.
Di fronte all’evidente decadimento delle istituzioni non possiamo che augurarci che la società civile, quella composta da associazioni, movimenti, singoli individui riesca a organizzarsi e mobilitarsi per condurre una battaglia per una piena realizzazione della democrazia che finora ha dimostrato di non riuscire a rappresentare né la volontà né la sensibilità dei cittadini, delegando a pochi sprovveduti decisioni che riguardano la collettività e che la collettività non può esimersi dall’affrontare attraverso processi di partecipazione alle decisioni.

10 luglio 2011
E’ con una determina dirigenziale che la Provincia di Barletta Andria Trani decide di abbattere un centinaio di daini con tecnica di caccia di selezione.

I daini sono quelli allevati in libertà nell’azienda provinciale Papparicotta e, secondo il tenente dott. De Zorzi, coordinatore del nucleo di politizia ittico-venatoria, il provvedimento rispetta le normative. Quello che manca in questa storia è il buon senso. Dalla gestione dell’allevamento alla riparazione dei danni.

E’ assolutamente fuori luogo la decisione di abbattere quei daini. Così come proposto da Pasquale Salvemini (WWF Puglia), si potrebbero mandare i capi in eccesso in parchi della nostra stessa regione o in altri parchi nazionali. Con questa decisione drastica si fa pagare ancora una volta l’errore di gestione dell’allevamento e del sovrannumero dei capi a quelle che sono le vittime innocenti della situazione, scegliendo la via più semplice e veloce, quella più cinica: l’uccisione.

Invito i cittadini consapevoli e sensibili a far sentire la propria voce e chiedere ai nostri amministratori di fare un passo indietro, di essere per una volta responsabili delle proprie azioni e decisioni e di non scaricare sugli altri, in questo caso i daini, le conseguenze dei propri errori.

Invitiamo a scrivere e-mail di protesta al Presidente della Provincia (Francesco Ventola), all’Assessore alle Politiche Agricole e Forestali (geom. Domenico Campana) e al Dirigente del Settore Polizia Provinciale e Protezione Civile Caccia e Pesca(dott. Francesco Paolo Greco):

Assessore Campana su Piano di abbattimento con caccia di daini

In riferimento alle notizie riportate nei giorni scorsi da alcuni organi di stampa, relativamente al Piano di abbattimento con tecnica di caccia di selezione di daini, presenti presso il Centro pubblico di allevamento della selvaggina (all’interno dell’Azienda agricola “Papparicotta”), l’Assessore alle Politiche Agricole e Forestali della Provincia di Barletta – Andria – Trani, Domenico Campana, ha voluto fornire alcune precisazioni.

«E’ anzitutto doveroso chiarire come la determina dirigenziale che predispone il piano di abbattimento dei daini allevati nell’Azienda agricola “Papparicotta” sia solo la tappa finale di un lungo percorso intrapreso, con il quale la Provincia ha cercato in tutti i modi salvaguardare tali specie – ha esordito l’Assessore Campana -. Con delibera di Giunta n. 191 del 10 dicembre 2010, l’Amministrazione provinciale di Barletta – Andria – Trani ha istituito, presso il Centro di allevamento della selvaggina (all’interno dell’Azienda “Papparicotta”), l’Osservatorio tecnico Faunistico provinciale, come previsto dalla Legge Regionale n. 27 del 1998. La presenza di daini in tale area risultava tuttavia in contrasto con le attività previste dall’Osservatorio. Chi oggi parla di “azioni di bracconaggio tipiche dei paesi incivili”, ignora evidentemente come la Provincia, attraverso il Settore competente “Polizia Provinciale e Protezione Civile, Caccia e Pesca”, diretto dal Comandante Francesco Paolo Greco, abbia posto in essere una serie di iniziative volte al sensibile contenimento dei capi. Inoltre, si era anche proceduto alla cessione in forma gratuita dei daini alla Provincia di Foggia, nonché alle varie aziende private che ne avevano fatto richiesta. Tuttavia – prosegue Campana – il numero esorbitante dei capi ancora presenti ha determinato la necessità di richiedere apposito parere all’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), massima espressione tecnico-scientifica a livello nazionale per la fauna selvatica. Parere puntualmente reso, che indicava la possibilità e l’indifferibile necessità di procedere alla eliminazione dei daini presenti, poiché definiti “specie alloctona”, dunque nociva per un’eventuale immissione sul territorio. A quel punto, abbiamo anche esperito un regolare tentativo per la vendita dei daini (Determina dirigenziale n.11 del 23 Marzo 2011), tuttavia andato deserto. Solo una volta intraprese tutte le doverose iniziative finalizzate alla salvaguardia della specie, ci siamo ritrovati costretti a procedere con il tanto discusso Piano di abbattimento (Determinazione dirigenziale n.37 del 22 giugno scorso)».

Riguardo il presunto “giallo faunistico” dei caprioli presenti all’interno dell’Azienda agricola “Papparicotta”, anch’esso riportato da alcuni organi di stampa, l’Assessore provinciale alle Politiche Agricole e Forestali Domenico Campana ha precisato come in realtà «non si trattasse di caprioli, bensì di “una coppia di mufloni”, immessi nei lontani anni ’90 dalla Provincia di Bari, poi deceduti per cause naturali».

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